No Logo, grazie.

Mi guadagno da vivere con la grafica in vari ambiti quali 3D, advertising, web. Di solito cerco di rispettare le regole della comunicazione (faticosamente apprese da autodidatta)  quali il giusto respiro da lasciare ai contenuti, la corretta proporzione tra le parti, l’abbinamento cromatico etc.
Il mio tallone d’Achille però rimane il tassello più importante e ambìto di una pagina pubblicitaria di qualsivoglia prodotto o servizio. Il Logo.
Il mio è un rapporto di amore e odio con questo feticcio del secolo appena passato e comunuque futuro. Nel personale quanto modesto trascorso ne ho inventati parecchi e posso testimoniare che la loro creazione è sempre un momento importante, il cervello deve tirare fuori dal caos delle ipotesi e dei possibili significati la sintesi finale, che nel mio specifico spesso è una soltanto corredata magari da due idee deboli, utili solo a convogliare l’attenzione sul prediletto.
A volte mi sono azzardato a proporre una sola idea, quella che ritenevo giusta e a volte mi è andata bene.
Negli ultimi tempi, però,  il mio rapporto con il logo è cambiato, si è raffreddato.
Diciamo che i loghi non li sopporto più tanto. Mi infastidiscono.
Oggi purtroppo non ho ceduto alla tentazione di creare una pagina pubblicitaria per l’azienda che non aveva il logo in nero sulla parte chiara dell’immagine fotografica che lo ospitava. Ho giocato la carta del logo-camaleonte.
Trattasi di nascondere il logo nell’immagine,  non così tanto da far dubitare che ci sia o da non vederlo ma in un modo che richieda quel minimo di sforzo percettivo che faccia poi dire “toh, eccolo lì, quasi non lo vedevo”.
E’ un giochetto che ci si poteva permettere dal momento che:

1. il prodotto rappresentato doveva essere la vera star della pagina
2. la rivista che avrebbe ospitato la pagina è specializzata proprio su quella categoria di prodotti
3. il logo, che esce mensilmente sulla rivista da circa due anni era comunque visibile, pure se non in netta evidenza

Risultato: bocciata.
La motivazione è fin troppo facile e la parte di me meno antagonista condivide anche.
Il logo, secondo le regole canoniche, deve essere sempre in chiaro, visibile e possibilmente ripetuto, pena la perdità di identità. Io non mi rassegno ancora a questa realtà ma l’identità a un’azienda non la danno i prodotti che realizza e con i quali soddisfa i desideri  ma il suo logo; senza di esso la comunicazione non è efficace.

Un giorno forse troverò qualcuno che la pensa come me sui loghi, che vanno ridimensionati nel ruolo, rimpiccioliti nelle dimensioni e in taluni casi omessi, per rendere ancora più forte il carisma dell’inequivocabile OGGETTO o SERVIZIO.

Faccio qualche esempio per immagini, che forse mi spiego meglio.
Vediamo questa adv AUDI:

Contiamo un po’: nome Audi A1, logo Audi con sotto scritto nuovamente Audi, macro A1 di sfondo, automobile indubbiamente Audi al centro con tanto di logo Audi sulla mascherina.
Ho la nausea.
Vediamo questa ora:

Un bel respiro, niente loghi superflui se non nella camaleontica e a me cara veste, sulla mascherina, che a ben vedere è anche il suo posto.
Ecco, il logo una volta che ha esaurito il suo compito e cioè creare insieme al prodotto un immaginario sufficientemente radicato, va rimesso al suo posto, il prodotto (o i prodotti) possono promuoversi anche senza la sua ingombrante presenza, che spesso non sai proprio dove metterlo tanto devasta lo spazio intorno all’oggetto del tuo lavoro.
Il prodotto non deve avere la soggezione o sudditanza per cui senza logo non se la caverà e il cliente (o semplice estimatore) potrà essere gratificato dalla mera visione della materia/concetto, che non faticherà a riconoscere perchè:

1. magari è solo l’ennesima volta che acquisterà quella marca
2. magari sono anni che rimanda l’acquisto della medesima

Facciamo altri esempi:

Qui volutamente si esagera ma era una strada obbligata la ripetitività, sempre-comunque-ovunque.

Ora questa:


Qui si propone l’esatto contrario di quanto ho finora descritto; niente prodotto, solo l’evocazione della sua agilità e il logo.
Perfetta direi no? E’ questo il tipo di comunicazione che mi fa apprezzare l’advertising. Quando vedo un manifesto come questo dico che la pubblicità è cosa buona e giusta, eleva gli animi di uomini e donne di buona volontà.
La pubblicità che si limita ad associare le parti con autoreferenzialità è necessaria, ineludibile forse, ma per me rimane quantomeno tediosa.
Buonanotte.

Sarebbe stato bello

Ieri a Casale Monferrato, intorno alle 18,00,  si è tenuta una fiaccolata in memoria delle vittime dell’amianto, che ad ora ammontano a circa 1.800 persone. Più o meno c’erano altrettanti manifestanti nel corteo, il che dà all’evento qualcosa di ancor più simbolico.
Gli organizzatori hanno promosso l’iniziativa per tempo, con organizzazione e capillarità nella comunicazione.
C’è da essere soddisfatti per la partecipazione civile, silenziosa e sempre più numerosa che Casale sta dimostrando all’approssimarsi della fatidica decisione del Comune in merito alla tristemente nota offerta Schmidheiny.

Eppure ieri, in mezzo al corteo che ha attraversato la città, ho provato una sensazione strana. Nel silenzio più totale la fiaccolata scorreva come un fiume in piena che ai suoi lati ha i soliti curiosi o semplici passanti-spettatori  ma la vita commerciale non se n’è voluta accorgere. A metà percorso un bar ha tenuto la serranda a metà e con le luci basse. Un atto di civiltà di cui sono stati tutti grati al passaggio, ma la meraviglia era tanta perchè purtroppo era ed è rimasto l’unico esercizio che ha mostrato questa sensibilità.
Come ho già accennato la comunicazione questa volta è stata efficace e mirata, conosco personalmente chi ha portato il volantino in ogni negozio interessato dal passaggio del corteo, sottolineando quanto sarebbe stato importante un segno della loro partecipazione. Nella forma più gradita ovviamente.
Ecco, forse ieri la forma più gradita di partecipazione per i commercianti di Casale era fare finta di nulla.
La vita continua del resto.
E in fondo questo non è anche il messaggio del Sindaco Demezzi e della sua giunta, con la loro disponibilità a prendere soldi sporchi per problemi di bilancio?
Sono convinto che qualcuno dei commercianti che ieri si sono rifiutati di prendere posizione al passaggio della fiaccolata ha avuto in famiglia un morto per mesotelioma, la statistica parla chiaro.
Ma nulla sembra scuotere più le coscienze, nulla sembra avere più valore, nemmeno se tocca molto da vicino.
Il sindaco e la sua giunta potranno minimizzare il numero dei partecipanti tarandoli su poche centinaia, gli organizzatori diranno magari 4.000.
Non saprei dare proporzioni anche se quel che ho visto ieri era comunque un numero maggiore di persone rispetto alle precedenti manifestazioni.
Però la sensazione strana non se ne và,  continuo ad immaginarmi un altro corteo di ieri che al suo passaggio fa abbassare le serrande, fa spegnere le luci, chiude i registratori di cassa, rimanda gli aperitivi e con quella parte di città ferma ma così ancor più presente manda un messaggio forte e chiaro a chi di dovere, perfino a Schmidheiny.
Sarebbe stato bello.

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