gen 17 2012
No Logo, grazie.
Mi guadagno da vivere con la grafica in vari ambiti quali 3D, advertising, web. Di solito cerco di rispettare le regole della comunicazione (faticosamente apprese da autodidatta) quali il giusto respiro da lasciare ai contenuti, la corretta proporzione tra le parti, l’abbinamento cromatico etc.
Il mio tallone d’Achille però rimane il tassello più importante e ambìto di una pagina pubblicitaria di qualsivoglia prodotto o servizio. Il Logo.
Il mio è un rapporto di amore e odio con questo feticcio del secolo appena passato e comunuque futuro. Nel personale quanto modesto trascorso ne ho inventati parecchi e posso testimoniare che la loro creazione è sempre un momento importante, il cervello deve tirare fuori dal caos delle ipotesi e dei possibili significati la sintesi finale, che nel mio specifico spesso è una soltanto corredata magari da due idee deboli, utili solo a convogliare l’attenzione sul prediletto.
A volte mi sono azzardato a proporre una sola idea, quella che ritenevo giusta e a volte mi è andata bene.
Negli ultimi tempi, però, il mio rapporto con il logo è cambiato, si è raffreddato.
Diciamo che i loghi non li sopporto più tanto. Mi infastidiscono.
Oggi purtroppo non ho ceduto alla tentazione di creare una pagina pubblicitaria per l’azienda che non aveva il logo in nero sulla parte chiara dell’immagine fotografica che lo ospitava. Ho giocato la carta del logo-camaleonte.
Trattasi di nascondere il logo nell’immagine, non così tanto da far dubitare che ci sia o da non vederlo ma in un modo che richieda quel minimo di sforzo percettivo che faccia poi dire “toh, eccolo lì, quasi non lo vedevo”.
E’ un giochetto che ci si poteva permettere dal momento che:
1. il prodotto rappresentato doveva essere la vera star della pagina
2. la rivista che avrebbe ospitato la pagina è specializzata proprio su quella categoria di prodotti
3. il logo, che esce mensilmente sulla rivista da circa due anni era comunque visibile, pure se non in netta evidenza
Risultato: bocciata.
La motivazione è fin troppo facile e la parte di me meno antagonista condivide anche.
Il logo, secondo le regole canoniche, deve essere sempre in chiaro, visibile e possibilmente ripetuto, pena la perdità di identità. Io non mi rassegno ancora a questa realtà ma l’identità a un’azienda non la danno i prodotti che realizza e con i quali soddisfa i desideri ma il suo logo; senza di esso la comunicazione non è efficace.
Un giorno forse troverò qualcuno che la pensa come me sui loghi, che vanno ridimensionati nel ruolo, rimpiccioliti nelle dimensioni e in taluni casi omessi, per rendere ancora più forte il carisma dell’inequivocabile OGGETTO o SERVIZIO.
Faccio qualche esempio per immagini, che forse mi spiego meglio.
Vediamo questa adv AUDI:
Contiamo un po’: nome Audi A1, logo Audi con sotto scritto nuovamente Audi, macro A1 di sfondo, automobile indubbiamente Audi al centro con tanto di logo Audi sulla mascherina.
Ho la nausea.
Vediamo questa ora:
Un bel respiro, niente loghi superflui se non nella camaleontica e a me cara veste, sulla mascherina, che a ben vedere è anche il suo posto.
Ecco, il logo una volta che ha esaurito il suo compito e cioè creare insieme al prodotto un immaginario sufficientemente radicato, va rimesso al suo posto, il prodotto (o i prodotti) possono promuoversi anche senza la sua ingombrante presenza, che spesso non sai proprio dove metterlo tanto devasta lo spazio intorno all’oggetto del tuo lavoro.
Il prodotto non deve avere la soggezione o sudditanza per cui senza logo non se la caverà e il cliente (o semplice estimatore) potrà essere gratificato dalla mera visione della materia/concetto, che non faticherà a riconoscere perchè:
1. magari è solo l’ennesima volta che acquisterà quella marca
2. magari sono anni che rimanda l’acquisto della medesima
Facciamo altri esempi:
Qui volutamente si esagera ma era una strada obbligata la ripetitività, sempre-comunque-ovunque.
Ora questa:

Qui si propone l’esatto contrario di quanto ho finora descritto; niente prodotto, solo l’evocazione della sua agilità e il logo.
Perfetta direi no? E’ questo il tipo di comunicazione che mi fa apprezzare l’advertising. Quando vedo un manifesto come questo dico che la pubblicità è cosa buona e giusta, eleva gli animi di uomini e donne di buona volontà.
La pubblicità che si limita ad associare le parti con autoreferenzialità è necessaria, ineludibile forse, ma per me rimane quantomeno tediosa.
Buonanotte.








