Mi capita di andare in via Roma, non per puro passeggio ma semplicemente perché è la via più breve per arrivare in studio.
Mi capita di vedere, specie nei pomeriggi assolati, papà che spingono passeggini spallati di zaino con tutto il necessario alla sopravvivenza del pargolo, forse anche per alcuni giorni.
Mi capita di sorridere. Più spesso mi indigno.
Mi capita di vedere uomini sui 45 anni che fanno questo, in tal caso mi spavento.
Rifletto ultimamente sul senso della vita e di alcune scelte che essa comporta tra le quali appunto il procreare e mi convinco sempre più che almeno per me è passato il momento.
Trovo intollerabili i sorrisi ebeti degli uomini over 40 che spingono sulla carrozzina la loro presunta assicurazione contro la morte. Di questo si tratta sì, PAURA DI MORIRE. Non c’è altra ragione che questa per procurarsi così tanto da fare per i prossimi 20/30 anni da parte di un uomo che è al giro di boa ma anche oltre, capita infatti di vedere 50enni ebetosorridenti che spingono passeggini.
Quando in un contesto femminile dico che il senso di paternità non esiste ma è una condizione indotta dalla donna contemporanea le donne presenti mi guardano con comprensione e mi dicono di non darmi per vinto, che per me in quanto uomo non è mai tardi per fare un figlio invece per loro etc etc.
Questa storia mi esce dalle orecchie ormai, capisco l’orologio biologico ma non le biostronzate. Dove sta scritto che si è completi solo se si procrea? Nella Bibbia probabilmente, questo spiega il mio ateismo nei riguardi di tutti i monoteismi.
Tornando al sentirsi vinti le mie interlocutrici non capiscono che si tratta forse del contrario, io non mi arrendo alla paura di morte, arriverà quando deve arrivare, potrebbe essere domani a quanto ne so, un figlio non mi garantirebbe sopravvivenza in quanto dovrei ancora occuparmi di lui.
Se avessi voluto fare figli potevo ma così non è stato, prima per paura, poi per consapevolezza.
Ora la morte può arrivare lo so, mi passa vicina ogni tanto, irrompe in settimane tranquille, si porta via giovani amici, costringe i vecchi a lottare, come mio padre in questi giorni.
Venga pure la morte, non la cerco più di tanto, non l’aspetto affatto, l’unica cosa che mi preme è che non mi trovi in un momento di menzogna o mentre mi sto adattando, durante un quieto vivere, mentre spingo un passeggino, mentre acconsento a un matrimonio, mentre battezzo in rito cattolico il frutto di lombi stagionati, mentre taccio un vaffanculo a un capo che umilia, mentre fingo di provare sentimenti, mentre valuto quale t-shirt potrebbe starmi meglio, mentre faccio battute per strappare un sorriso a chi potrebbe darmi solo quello, e nemmeno sincero perché le mie battute hanno spesso il doppiofondo. Mentre calo le braghe insomma, e succede, eccome se succede, sempre meno ma succede ancora.