Mi giunge all'ultimo momento l'invito di due amiche ad unirmi a loro per una serata danzante.
Accetto.
Con il mio automezzo ci trasferiamo in loco, subito mi rendo conto della sostanziale differenza nell'offerta di parcheggio, chi ha il porsche o similare parcheggia proprio davanti all'ingresso, io, con la mia seppur rispettabile Fiat Bravo 150 cv che se mi girano i coglioni in percorso misto un porsche o similare lo sotterro (eccesso di testosterone nonché di fiducia nelle proprie doti di pilota da parte dell’autore), nel parcheggio un po' più distante. Un bel po'. Il necessario per contrarre un forte raffreddore all’uscita ancora sudato marcio dalla performance all’interno (l’autore spiegherà più avanti in cosa consiste la performance).
All'ingresso con moderato stupore mi accorgo che l'antica usanza di far pagare di più me in quanto uomo permane.
Al guardaroba tale regola è disattesa e qui denoto la relatività della logica euclidea, [l’autore millanta cultura matematica ignorando che il V postulato di Euclide è relativo già dall’Ottocento (l’autore insiste nel millantare con questa precisazione)].
Mi rendo conto che pensare a Euclide davanti al guardaroba di una discoteca, oltre ad essere probabilmente sbagliato nell’esempio proposto, rasenta la follia. (………….).
Consumazione gratuita al bar.
Cuba libre io, Gin-lemon e tonica loro.
Perlustrazione.
Durante la perlustrazione che consiste nell’orientarsi in un dedalo di sale, corridoi, bar, bagni, sale fumatori, viadotti sospesi, piattaforme rialzate e super illuminate (per dance contemporaneo-edonista), piste ribassate e crepuscolari (per dance edonistica d’annata), perdiamo la più lenta del gruppo.
Il Che la sapeva lunga.
Recuperato il soggetto smarrito approdiamo all’unico divanetto libero rimasto e stanziamo una mezz’oretta, è l’una ma la musica ancora langue.
Sono l’unico con la cravatta.
Io porto spesso la cravatta, informale allentata, su camicie aderenti che esaltano il mio fisico prestante, senza giacca perdio, corredate da jeans pacco-restringenti a vita bassa che probabilmente mi hanno procurato la sterilità negli ultimi anni, (fantasioso tentativo dell’autore di mitigare l’imbarazzante solitudine cravattesca in quel contesto).
Finalmente si balla.
Io sono un ottimo ballerino e mi impegno moltissimo in ogni genere.
Non esiste genere che io non balli.
Anche il latino-americano non mi spaventa.
Se c’è da pogare, io pogo, (qui l’autore usa un termine del periodo punk che per ovvie ragioni anagrafiche è a lui molto caro).
Questa mia passione per tutto ciò che è ritmo mi porta (vedi performance) a riscaldarmi moltissimo, sudo copiosamente, l’effetto su camicie scure è desolante, ieri camicia chiara preventiva e training autogeno volto a non cedere alla pulsione più efferata.
Siamo sulla piattaforma, bello, fari al plutonio ci schiaffeggiano, decibel a tonnellate ci scuotono il cervello, fumo di Londra ci ottenebra, mi pestano un piede.
Tranquillo. (Qui l’autore omette il dettaglio che il pestatore era un energumeno già sbronzo)
Vado a recuperare il mio cuba e lo finisco a bordo pista, nel frattempo si sono uniti altri al gruppo.
Rientro, il ritmo si fa serrato ma io ho superato ben altre prove.
Balliamo con trasporto quello che a me sembra lo stesso identico pezzo per 3 quarti d’ora.
Esco per fumare una sigaretta e recuperare un secondo cuba raccomandandomi con il barman sul dosaggio minimo, questo perché sento la responsabilità delle mie amiche e dell’automezzo. (………………….)
Nel mentre della sigaretta scambio monosillabi con un gorilla.
Ad un certo punto si spengono le luci, un occhio di bue illumina una serie di figure che si erge sulla passerella, 5 femmine strafighe stranude, 1 maschio gay seminudo e 1 probabile ibrido.
Elimino dal mio campo percettivo-visivo il gay.
La voce altisonante del DJ annuncia che ora la festa comincia sul serio con i nuovi ospiti in questo nuovo locale che ha un nome impronunciabile e su le mani e altre cazzate del genere trascurando bellamente tutto il nostro lavorìo fino a quel momento e guadagnandosi un mio personale vaffanculo mentale. La troupe saluta noi lievemente di sotto.
Piovono coriandoli dal tetto.
Però il DJ ha ragione perché il clima è totalmente cambiato, la festa c’è e consiste in uno strusciamento e ammiccamento e palpeggiamento tra tutti i componenti della compagnia in passerella. Il poco abbigliamento che portano è stile sadomaso-village people per lui, lady-marmalade-strage-di-struzzi-con-Aguilera-Pink-etc per le altre ibrido compreso (qui l’autore dimostra preparazione su brani dance contemporanei ma comunque databili a 4-5 anni fa).
Volto lo sguardo intorno a me e paragono ciò che vedo a un campo di girasoli durante un terremoto sussultorio. (L’autore preme l’acceleratore della narrazione sulla via della metafora).
Verso le 4 la compagine si scrolla di dosso l’iniziale imbarazzo e si profonde in mimiche ben più esplicite, in alcuni casi trattasi di seni strizzati e succhiati, il tutto moralmente al di sopra del reggiseno.
Una delle mie compagne disapprova adducendo motivazioni di dignità femminile.
Condivido apertamente.
L’altra mi confessa di aver limonato con un’amica a 16 anni.
Condivido apertamente.
Sconcerto tra le due.
(Tra le note dell’autore qui non pubblicate in merito allo spettacolo lesbo cui assistette, si evinceva una sua sensazione estetico-romantica di forte intensità, paragonabile solo alle foglie autunnali spazzate da raffiche di vento descritte nel precedente componimento).