11 luglio (dirigibile)

In questo ultimo periodo sono spesso a Morano, il paese dove ho vissuto fino a 24 anni, mentre mia madre prepara il pranzo mi vado a fumare una sigaretta ripercorrendo luoghi.
Ieri sono capitato in un portone che avevo dimenticato, giustamente direi perché all’epoca avevo 5 anni. Naturalmente è tutto nuovo ora, sostituito, stuccato e verniciato ma la forma e il posto sono identici. Vi abitava la nonna Teresa nei primi tempi di permanenza in Piemonte, dalla Sardegna aveva coagulato la numerosa famiglia composta da 8 fratelli tranne uno che non ha mai voluto staccarsi dalla sua terra.

Un giorno d’estate, faceva caldo, la famiglia riunita intorno al tavolo, sul tavolo uno scartoccio osservato come una reliquia, io andavo dentro e fuori giocando e cercando qualcosa con cui passare il tempo, ad un certo punto aprono il pacchetto molto ben confezionato, più carta sovrapposta a conservare qualcosa di molto delicato e prezioso pensavo, in realtà era il famigerato formaggio con i vermi maleodorante ed esplosivo, i gianini piccoli e bianchi che saltano fuori e inondano il tavolo tra le grida femminili, io sono paralizzato dallo spettacolo, mi avvicino e li osservo attentamente per capire come può saltare un esserino privo di zampe e scopro che loro hanno inventato un sistema a molla efficace e potente, si piegano facendo toccare le estremità e poi stendono il corpo in avanti compiendo un balzo di svariate volte la loro lunghezza. Prodigioso al punto da farmi passare lo schifo iniziale anche perché in fondo son mica brutti. Qualcuno si avventa su quella crema nauseante, la spalma sul pane e se la mangia; provano a darmene in una sorta di svezzamento o battesimo, accenno appena ma poi intravvedo un gianino sfuggito alla pulizia dell’offerente e mi rifiuto, quella è roba per grandi, penso.
Lo spettacolo del formaggio mi è già a noia ed esco ma il sole non c’è più, un buio da eclissi invade il paese, sta passando un dirigibile a bassissima quota, sfiora i tetti, un rumore assordante. da tapparsi le orecchie.


11 luglio (misogino per una notte)

Ti fa paura rimanere sola eh? Ti fa così tanta paura che stai con lui nonostante te ne importi ben poco, la tua fedeltà è pura parvenza, fa parte di una morale stantia e inutile in questo caso. E tu fai parte di quelle che si danno all’egoismo altrui pur di non vedere il proprio. Te ne stai a elemosinare qualcosa che non arriverà mai, perché lui è più giovane di te e tu non puoi avere più figli. Ti lascerà per una più giovane a sua volta, è questione di tempo. Dovrei avere pietà di te ma non ci riesco. Posso permettermi il lusso di non compatirti perché la solitudine è una mia scelta e la difendo a caro prezzo di sere orribili. Potrei uscirne forse ma non lo faccio, non ne sono capace, dovrei corteggiare una finzione. Passo per sfigato o masochista, pazienza. Giorno per giorno verifico la falsità delle persone che vogliono altro e non lo perseguono ma pretendono segnali e atteggiamenti.

Sono decisamente OUT con il mio lasciar perdere alla prima distrazione. Mi accorgo di cose che tu non vedi, colgo la tristezza nei tuoi occhi e tu dici che “stai bene”. Togli “bene”, semplicemente stai.
Stai così bene che ti fai accompagnare da un idiota che si intromette in un nostro discorso e rischia una testata se non la smette di blaterare sbronzaggini.
Hai cancellato il mio numero, lo apprendo nel chiederti come stai. Non cancellerò subito il tuo casomai ci ripensassi saprò a chi non rispondere. Ma domani lo cancellerò.

E a te poi che dire, sei così barricata dietro l’ipocrisia che ormai là dietro ti do per spacciata, in realtà sei già morta, hai giocato solo l’ennesima volta. Sei una replica infinita di stoltezza, affogaci dentro allora.

O eccoti qua, quanto tempo è passato, come ti va? È il tuo ragazzo? Che bell’aspetto posato, andate a messa la domenica? Carini. Vi sposerete presto immagino, tu non sei donna da stare con un uomo senza scadenze, impegni, responsabilità, solo per i sentimenti via.
Vuoi dei bambini ma poi progetti di mollarli a tua madre che non vede l’ora di agghindarli a dovere, come bamboline. Sarai sempre figlia mi spiace. E io ti amavo, mi spiace anche di questo ma non sono immune alla stoltezza.

E a voi che dire, mi dovete una cena ragazze, perché non vi tirate indietro all’antica usanza di far pagare ma almeno mentre mangiate non potete riempirvi la bocca di cazzate, vi ho offerto due ore di onestà.

Stappo una birra davanti a “Il buono, il brutto e il cattivo”, un film che voi non potete capire, scelgo il cattivo, misogino per una notte.
E mi sento meglio.