14 ottobre (sul 13 ottobre)           

Riflettere prego...

14 ottobre (sulla fotografia)

Ho sempre avuto un pessimo rapporto con la fotografia, perchè era un'attività legata solo a viaggi e vacanze in genere. Quella che a breve diventerà la mia ex-moglie a termini di legge, giustamente criticava le mie pessime (e sempre medesime) riprese di promontori, scarsa messa a fuoco, tagli svilenti del soggetto (lei) e non mi dilungo oltre.
Questo accadeva sostanzialmente per due ragioni:
1-bassa qualità della macchina in mio possesso
2-zero interesse nel ridurre la realtà in un formato 10x15
Circa quattro anni fa decido di separarmi, in modo traumatico e repentino, traumatico non solo per lei ma anche per me (anche se mi è sempre riuscito difficile far passare questo concetto alla mia ex e in generale alle persone di sesso femminile già abbandonate dal proprio uomo in circostanze simili).
Comunque mi incammino per il mondo nuovamente solo oppure coerentemente solo rispetto ad una finta dualità nella quale vivevo.
Oggi fatico a tenere il filo, forse la fotografia non è l'argomento di cui voglio scrivere.
Insomma, nell'immenso vuoto nel quale mi ritrovo e in preda all'innamoramento folle per un'altra donna, (sì, anche io come molti uomini ho utilizzato un simile espediente per uscire da una situazione per me soffocante) impugno la macchina fotografica, dapprima una normale digitale con la quale sperimento le inquadrature e individuo i miei soggetti o tematiche. In seguito acquisto una reflex e faccio un corso di fotografia base per saper manovrare tempi, diaframmi, messa a fuoco.
Per un anno circa scatto, scatto moltissimo, realizzo foto buone, alcune potenti sul piano comunicativo, mutuo il mio schema mentale prettamente pubblicitario e lo trasformo in fotografie dai titoli ben precisi quasi creati simultaneamente alle immagini.
I titoli sono così importanti da barare se non deviare del tutto la comprensione della fotografia in oggetto, per questo ho sempre affermato di scattare fotografie per titoli e non viceversa.
Giro un po' l'Italia, vedo luoghi e incontro persone, faccio qualche mostra grazie ad alcune di queste.
Vendo anche bene per un certo periodo e meno male perchè in alcuni momenti sarei stato nei guai peggiori di quelli in cui già ero.
Le immagini che ho realizzato all'epoca (si parla di 3 ani fa) hanno la peculiarità di non ritrarre quasi mai persone.
Spesso metafisiche quando non surreali fermano una contraddizione a sfondo sociale o ambientale, un'incoerenza o una bruttura, di rado bellezze estetiche.
Ho ricevuto giudizi più o meno unanimi sull'inquietudine che esprimevano e riscontrato che quelle che interessavano maggiormente a chi era o meno artista o semplicemente lavorava nel campo erano le più aride, le più cattive o scorrette. Le negative ricevevano maggiori consensi da un cosiddetto pubblico colto.
Il mio ego era confortato dal consenso e dalle possibilità che mi si prospettavano, non senza sacrifici economici personali ovviamente in quanto le foto le fai, te le stampi e sì ci fa piacere se esponi ma c'è una quota di partecipazione, nessun rimborso spese e tutti altri vantaggi che chi ha provato ben conosce.
Ma l'ego che si alimentava era quello cinico e bastardo, la mia parte scura, che era giusto esprimere in quanto esiste pure lei ma andava tenuta sotto conrollo.
C'era qualcosa che non mi tornava in quello che stavo facendo, non mi apparteneva fino in fondo, non ci stavo a farmi definire dalle fotografie che facevo, a lasciare che fossero loro a darmi un ruolo e per di più in un ambiente che sentivo e sento profondamente malato, quello dell'arte.
Mi sono scollegato.
Anche perchè appena ho compreso tutte queste cose di me quelle fotografie non sono più venute, non vedo più le cose allo stesso modo, non me ne frega più nulla di riprendere un'incoerenza o una discrepanza del mondo esterno e quindi riprodurre attraverso di essa la mia discrepanza. Ancora meno riprendere una bellezza nel tentativo di fissarmela dentro come emozione o desiderio.
Le emozioni si vivono e le bellezze si vedono, non si inscatolano, tanto meno si elaborano mentalmente con un obiettivo.
Sono stanco di proiettare, se posso vivo e condivido.