In questi giorni si tiene ancora una grande mostra dedicata a Andy Warhol, stavolta a Parma.
Per lungo tempo ne sono rimasto affascinato, non da lui o dal suo percorso artistico/vitae ma dalla pubblicità che adorava.
Mi piaceva il sottile gioco di alcuni esempi di essa che richiedendoti di intuire il messaggio ti premiavano con un sottinteso "sei dei nostri".
Mi piaceva il solletico del sorriso o della riflessione o del disgusto che provavo nell'usufruirne.
Ora invece tendo a scindere il visuale dal concetto e non sopporto molto l'arte concettuale (per divagare), forma evoluta della pubblicità a mio avviso, anzi diciamo che la detesto, per non parlare poi delle "installazioni", ultima frontiera dell'Ego Espansionista dell'Artista che deve invadere uno spazio sempre più grande, anche con il vuoto per carità, tanto poi si spiega tutto nelle recensioni, se è vuoto meglio.
Per me Andy Warhol esprime vuoto, uso il presente perchè rimane presente e drammaticamente attuale, scommetto che il barattolo di Campbell è pure lui vuoto.
Per concludere questo scazzo Warholiano: i messaggi, i concetti, gli spunti, le teorie, tutto ciò che mi comporta un ragionamento preferisco leggerlo a chiare lettere o scriverlo.
Tutto ciò che vedo mi basta che sia semplicemente bello.