22 giugno (…4)

Un caldo pazzesco ieri, alla fine sudati marci andiamo al bar per bere una cosa insieme e ricordare i bei tempi.
Maurizio prende un'acqua tonica e io anche, la sua ha vistosamente più bolle della mia, non perdiamo occasione di notare che quello è il solito bar schifoso, il barista apprezza e ricambia con andateveneaffanculo.
Gli altri si sono già seduti, Massimo sempre schizzato rimane in piedi e gira tra i tavoli.
Marco attacca con il torneo di calcio over 40, dice che al primo turno sono arrivati quarti, Maurizio dice che erano quattro squadre io rilancio con solo tre e che Marco faceva il guardalinee.  Mi prendo una manata sul pacco e per 5 minuti buoni un viavai di insulti, ridendo.
Andrea mi racconta che sta prendendo il diploma, mi ricorda le mie fatiche da studente serale.
Maurizio fa pugilato da un paio d’anni, sono sempre stato affascinato dalla boxe e ci mettiamo d’accordo che  sabato prossimo vado a provare nella sua palestra, poi mi giro verso Marco che è un bel 90 kg di aggressività paciosa e gli dico pungendolo con il dito al petto  e proteggendomi il pacco con l’altra mano  che tempo un mese con Maurizio torno a al paese e gli spacco la faccia.
Lui se la ride e io lo abbraccio. Cominciamo a ricordare i tempi in cui lavoravamo insieme asfaltando le strade, lui era sulla finitrice, io al rullo, Maurizio al banco con Calogero detto Lillo, 40 sigarette e 300 bestemmie al giorno, mancano un paio di altri matti come Massimino e Perino (Pierino era 1,80x1,00, cintura nera di karate e a catechismo aveva saltato il giorno in cui Gesù diceva di porgere l’altra guancia).
Rispolveriamo almeno tre risse di cui abbiamo memoria ma i morti e feriti sono lievitati inspiegabilmente.
Massimo saluta tutti dicendo che deve andare.
Ci si mette d’accordo per una cena a metà luglio dove ci saremo tutti finalmente.
Massimo saluta tutti dicendo che deve andare.
Incrocio Nicola il più vecchio tra noi e gli dico che vorrei arrivare come lui a 65 anni ancora in forma e con una birra in mano, lui mi fa un semplice gesto con la mano, anzi un dito.
Massimo saluta tutti dicendo che deve andare.
Ci sono anche Vittorio, Roberto e Renato, il gruppo è equamente diviso tra vespisti e ciaoisti, all’epoca avere un motorino originale causava l’isolamento per cui ricordo:
Andrea, ciao rosso formidabile per ripresa e velocità peccato che era sempre mezzo smontato in garage perché la meccanica non è una scienza semplice.
Maurizio, vespa moderatamente elaborata di colore azzurro, la ruota davanti era un optional destinato al mero parcheggio.
Manca Alfredo cugino di Maurizio che voleva sempre imitarlo nelle impennate ma non aveva sufficiente coraggio da farlo senza mettere giù i piedi quindi scarpe bruciate ogni sera, nessuno lo sfotteva però in quanto era propenso a farsi giustizia sommaria con mani da Neanderthal.
Massimo saluta tutti dicendo che deve andare e gli diciamo che abbiamo capito che non se ne vuole andare. Ride e dispiaciuto se ne va davvero.
Manca Gianfranco, record di velocità su vespa, 130 all’ora, 5 litri di miscela in 5 km.
Edo aveva un ciao blu, discretamente elaborato con marmitta Polini, un giorno lo prende suo padre ignaro della modifica e…
Io vespa rossa portata a 75 cc, infingarda perché aveva un piccolo problema di carburazione, mi lasciava sempre a piedi. Torno a casa un giorno e non la trovo più, mio padre l’aveva regalata a non so chi, non lo perdonerò mai.
Usciamo fuori a dire altre cazzate, euforici come ragazzini, passa il vecchio Caliman, era già vecchio allora figuriamoci adesso, lo salutiamo calorosamente urlandogli nelle orecchie di chi siamo figli, i vecchi riconoscono i giovani solo così. Uno alla volta ci si saluta, si vorrebbe restare ma ognuno ha le sue faccende da sbrigare e in fondo va bene così, prossimo appuntamento a metà luglio sapendo che con molta probabilità non ci vedremo.