Siamo solo io e lei, una sera come molte ultimamente, al ritorno dall’ospedale avevo intuito la sua amarezza per come si era comportato nonostante la situazione, la sua malattia, il fatto che puntualmente siamo lì come se fosse il miglior padre e il miglior marito per cui avere cura e apprensione. Il suo ostinato silenzio, la sua solita noncuranza, consuete svalutazioni a lei rivolte, medesimi sorrisi di scherno a me diretti. Tutto solo perché non ha mai accettato di sentire e di avere persone intorno nemmeno nel bisogno. In questo decisamente un non modello. E lei a incassare l’ennesimo rifiuto grazie anche alla sua innata incapacità a dire cose giuste in modi e tempi sbagliati. L’ennesimo pasticcio che tutti conosciamo bene in questa scalcinata triade.
È quasi ora di cena e lei con efficienza impressionante per l’età e la poca salute ha già pronto di che sfamare il condominio. Prende i lembi del copritavolo, io meccanicamente mi porto al lato opposto e faccio altrettanto, pieghiamo e congiungiamo gli estremi in perfetta sincronia e fulmineamente mi ritrovo bambino di fronte a lei giovane dalla bellezza austera mentre l’aiuto a piegare gigantesche lenzuola per le mie corte braccia. Glielo chiedo se si ricorda e lei sorride dicendo che ero sempre a chiederle di insegnarmi a fare le cose in casa e allora mi dava i compiti, sfruttandomi lievemente dato che ne aveva da fare con mia sorella tutto il giorno per tutti i giorni a venire. È tutta bianca da decenni, la mia brizzolatura precoce è roba sua. Ma mi accorgo riflettendo su questo dettaglio che non le dico mai che le voglio bene, a volte mi sembra di non volergliene perché il suo contatto e la sua dolcezza erano destinati a Monica e io le ruotavo intorno come un satellite aspettando un turno che non è arrivato al momento giusto e dopo che poteva essere lei era vuota e io ormai rappreso. Ci sediamo a mangiare e le accarezzo una spalla, lei mi guarda perplessa, mi sale dalla pancia una commozione irrefrenabile, finalmente.
Ti voglio bene mà
Anche io….. cosa c’è sotto?
Nulla mà, è solo una cosa bella per te
Grazie….. hai poi messo quelle polo che ti ho preso?
Le metterò, per una volta mi hai preso qualcosa secondo i miei gusti
Sì ma i colori piacevano a me
…
…
Sai, pensavo a come si è comportato papà, a come ci sei rimasta male, alle cose di cui abbiamo parlato in macchina tornando… la vita che hai fatto prima di stare con lui e quella dopo con lui di cui sono stato testimone e non solo.
Dimmi..
E pensavo che …. Insomma… hai la tua età mannaggia.
Sono più di là che di qua ormai!
Io spero che tu viva ancora molti anni ma non voglio che te ne vai senza sapere quanto sei stata importante per me, se in quegli anni difficili che bruciano ancora a tutti noi o almeno a noi due, se in quegli anni dicevo .. non ho preso strade troppo storte o pericolose è grazie a te, sei stata un punto fermo, intransigente e di marmo a volte ma meno male che c’eri. E se oggi ho una solidità almeno nelle cose da fare, se so stare al mondo anche in situazioni difficili è merito dei tuoi insegnamenti.
Non te l’ho mai detto, mi spiace, ma ora lo sai.
E finendo la frase piangendo ho avuto la certezza che non ci sarà altra occasione in cui mi sentirà dire così francamente cosa provo per lei.
Perché nella vita ci sono cose così preziose che si devono rivelare solo una volta, ma caschi il mondo almeno quella.