Cosa poteva fare un semplice turacciolo nel grande insieme delle cose? Quale differenza si sarebbe creata dalla sua esistenza?
Da quando era nato si poneva questa domanda.
Stava con tutti gli altri tappi nel sacco in attesa del suo destino, che conosceva bene dal momento che tra tappi ci si parla.
Sarebbe finito nel collo di una bottiglia, in quel vetro si sarebbe vista tutta la sua prigionia; molti soffrivano così tanto di questo che alla fine si vendicavano lasciando nel vino un po’ di sé.
Ma lui era un buon tappo e soprattutto saggio, guardava avanti e aveva capito che in quel tunnel trasparente il suo ruolo era ben più importante che la semplice preservazione.
E gli importava poco se al momento decisivo il merito sarebbe finito al custodito e non a lui, il custode.
E anche se alla fine lo avrebbe trafitto un ferro impietoso poco gli importava.
Sapeva che da lui non poteva dipendere una sbronza di tristezza o un brindisi di lieto evento ma una volta tolto liberi tutti.
E tutto sarebbe stato possibile.