Quarantacinque anni, bella e bionda, fotografa per testate giornalistiche, inglese di origine, vive in tenuta con campo da tennis annesso nel quale, in bella stagione, sfida i suoi ospiti vestita della sola racchetta.
Quando me l'hanno raccontato ho pensato due cose:
Questa è fuori di testa
Mi ci farei tre set
Ma un abito/non abito è bizzarro o ridicolo solo al di fuori del suo contesto, immaginate di andare al lavoro con il cappellino da laurea in testa o vestite da sposa.
C'è un costume per ogni occasione o momento della vita, nessuno sfugge a questa regola della tradizione, manager o aborigeno che sia.
Tradizione per me equivale a identità perché è la prima a definire la seconda; si vota per tradizione, si crede per tradizione, si mangia secondo tradizione.
Quando abbiamo un bisogno identitario ci rifacciamo alle nostre o altrui tradizioni, senza renderci conto che ogni volta che ciò accade perdiamo un pezzo di libertà d'azione, parola e pensiero.
Il ruolo che ci scegliamo o ci viene affidato in società è la nostra tradizione, perfino la tennista cui accennavo prima ha il suo, quello di essere disinibita; probabilmente non si divertirebbe a giocare con un normale completo sportivo.
E nemmeno i suoi avversari credo.
Sono sicuro che chiunque ci pensi con attenzione scova con cosa si sta negando la libertà.
Perché la libertà non è prevista in natura, ogni pianta, animale o elemento segue regole quindi tradizioni.
L'unica cosa che somiglia molto alla libertà è l'incoerenza.