8 agosto

Morano sul Po è il mio paese di origine, l'area dove i miei hanno acquistato una casa ormai 25 anni fa è stata per lungo tempo tetra e fatiscente, edilizia popolare si chiamava ed era sinonimo di povertà per chi era costretto a farvi ricorso pur di non accapigliarsi con padroni di casa intransigenti o menefreghisti e successivamente spostarsi in traslochi estenuanti. Me ne ricordo uno imbarazzatissimo a bordo di un furgone aperto con letti e materassi in bella vista mentre ci spostavamo in una casa troppo troppo vicina a quella di una ragazzetta che mi faceva impazzire, quel tipo di tredicenne maliziosa con tette da pin-up, oh quante volte nella confortevole solitudine della mia nuova bathroom fantasticavo di performance che nemmeno conoscevo ma correva voce tra noi ragazzi, cose turpi le facevo.
Poi una sera, lei che andava sempre e solo con quei bastardi più grandi, si accorge di me, c’ero solo io a dire il vero, e lei brilla di mezza mia birra, abbiamo limonato un paio di secondi e in una trance erotica le mie mani erano già su quei meloni che erano mesi che li sognavo, non ho aspettato il tempo tecnico, mai avere troppa fretta di toccare le tette, è un errore clamoroso.  
Ed infatti lei ha detto no, solo la lingua, ma io sapevo che con quei bastardi faceva di meglio.
L’ho rivista recentemente, è così, faccio incontri al passato, è un segno, lo accetto e mi piace, la incontro e ha ancora quel sorriso, le tette quasi. Non gliele ho toccate stavolta.
Mi sono perso dietro a una gonnella, stavo dicendo della casa dei miei, grazie a una cooperativa che ha messo insieme i finanziamenti della Regione e a mia madre che è arrivata anche a rubare i soldi dal portafoglio di mio padre per pagare il mutuo ora hanno le loro quattro mura, nulla potrà costringerli ad andarsene di lì, nemmeno una terza alluvione.
Il primo lotto era uno scempio della progettazione architettonica ma anche del buon senso, hanno fatto due scatoloni privi di balconi e con un tetto monofalda, per chi non è acculturato in materia spiego che il tetto normalmente ha due falde, per chi non sa che cos’è la falda consiglio il Manuale del Geometra edizione 1983.
Fine spiegazione.
In sostanza queste case al momento dell’ultimazione erano additate come “cosa da non fare mai nemmeno sotto l’effetto di droghe” in facoltà di Architettura a Torino. Posso citare le fonti di questo ma non lo farò.
Di tutto questo mio snobismo estetico/strutturale a miei non fregava assolutamente un cazzo, quella era casa loro, terra sacra e perciò inviolabile, per cui dopo un po’ ho desistito nelle mie critiche.
Ma negli anni devo dire la zona è stata rivalutata, intanto hanno edificato un secondo lotto adiacente, quando durante i lavori di costruzione realizzai che su quello avrebbero fatto un tetto normale a due falde ho meditato petizioni per farlo anche da noi poi ho pensato che avrebbero dovuto sfollare tutti gli inquilini del piano di sopra per alcuni mesi, spendere più o meno quanto era costato l’intero condominio e ho capito che non avrei avuto moltissimo seguito.
Fatto sta che se di solito a mettere una cosa bella accanto a una brutta si peggiora la percezione della brutta qui è avvenuto il contrario, la normalità del secondo si riflette sul primo.
Poi alcuni lavori di ristrutturazione - accelerati dalle alluvioni del ’94 e 2000 - quali tinteggiatura e sostituzione di tende, pavimenti e serramenti le hanno rese veramente dignitose.
Ma la vera conclamazione a più bella zona del paese l’ha conferita la piscina comunale appena dietro i quattro lotti. Piccola e di poche pretese ma frequentatissima, vero e proprio parco divertimenti della comunità, mia zia è una fedelissima, lei e tutta la sua famiglia lì in pianta stabile da mesi, il colore della loro pelle è wengè.
Oggi ho deciso di andarci, devo prepararmi alla mia breve vacanza in Sardegna, altra terra sacra delle mie origini. Ho programmato di andare prima a pranzo dai miei poi data l’estrema vicinanza dei bagni comunali cambiarmi, uscire in costume e fare il mio primo ingresso.
Al pranzo mi si attendeva con orgogliosa peperonata,  ortaggi cresciuti da mio padre e poi manipolati ad arte da mia madre.
L’affetto dei cari a volte è duro da digerire ma alle 17,00 dopo l’ennesimo bagno ho sentito nel mio profondo che ce l’avevo fatta.